sabato 23 settembre 2017

'I see colors everywhere', la mostra di Benetton alla Triennale

Dal 24 al 28 settembre 2017, United Colors of Benetton è negli spazi della Triennale di Milano con la mostra I see colors everywhere, un'immersione nel colore con i capi della sua nuova collezione primavera-estate 2018 e le opere di Fabrica, il suo centro di ricerca sull'arte e la comunicazione.
Opera provocatoria dell'artista Daniel Benitez
Il colore, cifra stilistica del marchio internazionale veneto, è declinato in tutte le sue espressioni: le maglie sgargianti che hanno rivoluzionato la moda, le campagne controverse che hanno promosso la multirazzialità e, in generale, quel legame inscindibile con la comunicazione che da sempre costituisce il Dna del marchio di abbigliamento. La mostra I See Colors Everywhere celebra questo patrimonio, presentando un vasto spettro di produzioni editoriali e creative di Fabrica in uno spazio in cui design, arte e società dialogano tra di loro. L'allestimento, curato dal team di designer di Fabrica guidato da Sam Baron, si articola in otto sezioni, ciascuna dedicata a un colore, che viene esplorato e celebrato attraverso video, poster, musica, foto, illustrazioni, oggetti, performance e installazioni interattive prodotti da Fabrica in oltre vent'anni di attività.
Un'opera pop firmata dall'illustratore americano Andy Rementer
Ci sono le opere pop dell'illustratore americano Andy Rementer e un'installazione di Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto, un progetto sugli albini del fotografo sudafricano Pieter Hugo e le opere grafiche del designer spagnolo Jaime Hayon e dell'art director ucraina Anna Kulachek. Muovendosi tra le oltre cinquanta opere, il visitatore incontrerà anche una squadra di modelli che indossa i capi della collezione primavera-estate 2018 di United Colors of Benetton, in una modalità che strizza l'occhio alla performance artistica più che alle tradizionali sfilate di moda. E' stato anche prodotto un magazine-catalogo, che dà un ulteriore livello di lettura alla mostra grazie a un editoriale firmato da Myriam Ben Salah, scrittrice e curatrice della programmazione culturale al Palais de Tokyo di Parigi.
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