Sulla facciata laterale del
Museo del Novecento di
Milano è comparsa una nuova installazione, che recita: '
Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità. A.S.', tratta dagli 'Scritti dispersi (1943-1952)' di Alberto Savinio.
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L'artista Joseph Kosuth all'inaugurazione della sua installazione (Ph. GoldenBackstage) |
Realizzata dall'artista statunitense
Joseph Kosuth, tra i più rappresentativi dell'arte concettuale, l'opera '
Vedere le cose (per A.S.), 2025' è una 'scrittura di luce' che
si allunga per 28 metri sul lato di via Marconi, rendendo il muro esterno del museo un luogo di riflessione in dialogo con la città.
Acquisita dal Comune di Milano ed entrata dunque a far parte della collezione permanente del Museo,
è stata
inaugurata ufficialmente questa sera alla presenza dell'artista, dell'assessore alla Cultura
Tommaso Sacchi, del direttore del Museo del Novecento
Gianfranco Maraniello, del neopresidente di Triennale Milano
Vincenzo Trione, del direttore di Palazzo Reale Milano
Domenico Piraina e della gallerista
Lia Rumma. L'installazione di Kosuth arriva in un momento significativo per il Museo del Novecento, che con
l'avvio del cantiere per l'ampliamento nella seconda torre dell'Arengario apre una nuova stagione di trasformazione dei propri spazi e della propria identità. Il progetto è nato nel contesto del
progetto di 'Metafisica/Metafisiche', la grande mostra diffusa – curata da
Vincenzo Trione e prodotta da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d'Italia con Electa – che ha indagato la persistenza della visione metafisica dal primo Novecento alla contemporaneità. La mostra si è conclusa il 21 giugno, ma l'opera di Kosuth ne prolunga idealmente la riflessione, per lasciare un
segno visibile e permanente alla città.
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La scrittura di luce, lunga 28 metri, rende il muro esterno del museo un luogo di riflessione in dialogo con la città di Milano (Ph. GoldenBackstage) |