martedì 13 novembre 2018

Salute e benessere nell'era digitale, la ricerca di BNP Paribas Cardif

'Salute 4.0: curarsi nell'era digitale, generazioni a confronto' è il titolo della nuova ricerca presentata dalla compagnia assicurativa BNP Paribas Cardif e realizzata dall'istituto di ricerca Eumetra MR. La ricerca - inserita in un filone di indagini volte ad analizzare i trend dei consumatori per mettere a punto una strategia di benessere per le famiglie - ha analizzato la percezione degli italiani sul fronte della salute e del benessere.
L'indagine è stata condotta da Eumetra MR per la compagnia assicurativa
Focus anche sull'ipocondria, la spesa per la salute, le fake news, la privacy e la sicurezza, l'impatto della innovazione tecnologica e l'importanza del settore assicurativo privato per tutelare le famiglie. dalla ricerca si evince che nei decenni molto è cambiato nel modo di curarsi, in virtù della tecnologia: se fino a pochi decenni fa il rapporto medico-paziente era diretto, oggi alla presenza dei primi sintomi di una malattia il web è diventato un riferimento per tutte le generazioni, dai nativi digitali alle persone di età matura. Se l'età era un fattore importante per 'sentirsi in forma', oggi sembra che lo stato di benessere percepito non dipenda solo dall'anno di nascita, anzi. Ma come si sentono gli italiani? Gli intervistati si dichiarano in ottima salute (42%), soprattutto la Generazione Z, ma non in perfetta forma (30%), e questo indipendentemente dall'età.
Sono i senior a dichiarare un migliore stato di benessere percepito (40%) rispetto alle altre generazioni. La ricerca ha analizzato anche il disturbo del'ipocondria, scoprendo che in Italia sono circa 9 milioni (18%) i maggiorenni con un atteggiamento ossessivo medio-alto, e considerando solo chi mostra i segni di una patologia più importante (soprattutto le donne), il 79% è convinto di non essere in salute e ha speso negli ultimi 12 mesi ben l’80% in più rispetto alla media nazionale per prestazioni o acquisto di medicinali a pagamento. Tuttavia, è il web ad aver cambiato radicalmente il primo approccio alla malattia: se in occasione di un problema di salute accertato ci si rivolge principalmente al proprio medico, di fronte ai primi sintomi, invece, ci si informa prima su Internet per farsi un'idea, anche se per i senior il medico rimane sempre un riferimento importante. Pur consultando Internet, molti reputano questo strumento poco attendibile, pensano di saper distinguere una fake news anche se il 29% del campione è incappato, almeno una volta, in una bufala del web (i giovani sono i più esposti). Di chi ci si fida quindi? Dei medici e farmacisti al primo posto (91%) e meno del web e dei social (36%). Gli italiani mostrano una certa diffidenza verso l'uso delle medicine, hanno paura di perdere la propria autonomia (66%), fanno poca prevenzione, soprattutto gli uomini, e pensano che per mantenersi in salute sia sufficiente avere una corretta alimentazione e fare attività fisica. Negli ultimi 12 mesi, l’88% ha dovuto sostenere una spesa di tasca propria per curarsi, spendendo in media circa 268 euro, e il 58% ha dovuto rinunciare almeno una volta nella vita alle cure per questioni economiche, soprattutto alle prestazioni più costose come il dentista. Il giudizio sul Sistema Sanitario Nazionale è moderatamente positivo, ma non sempre apprezzato (solo il 20% si dichiara molto soddisfatto e il 40% abbastanza). I più critici sono i cittadini del Sud Italia e delle Isole, mentre l’insoddisfazione è legata principalmente ai tempi di attesa e al costo del ticket. Questo ha spinto negli ultimi 12 mesi molti consumatori (44%) a rivolgersi alle compagnie assicurative per tutelarsi con una polizza privata sulla salute. Se da un lato restano tanti gli italiani che non hanno mai attivato una polizza, dall'altro ben due terzi mostrano un interesse verso i prodotti di nuova generazione. E il rapporto con l’innovazione e la tecnologia? Otto su dieci sono favorevoli a condividere su App i dati della propria cartella sanitaria e il 77% usa la tecnologia (internet, App e wearable) per la cura del proprio benessere. Conoscono l'intelligenza artificiale ma preferiscono sempre la 'mano dell’uomo' (84%). Per quanto riguarda la condivisione dei propri dati sanitari tramite device, il 55% sarebbe disposto a farlo purché gli interlocutori siano sempre medici o farmacisti, istituzioni, aziende farmaceutiche e assicurazioni. Su questo aspetto i più restii sono i senior (39%).
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